• di Valentina Neri / CinecittàNews

    C’ è poca Italia nel palmares di Venezia 66. Nonostante quattro film italiani in concorso anche quest’anno, il Leone d’oro per noi si fa attendere preferendo l’israeliano Samuel Maoz, regista di Lebanon, una storia ambientata nella pancia di un carro armato che ha per protagonisti quattro giovani soldati durante la prima guerra del Libano, nel 1982. Un esordio fortunatissimo quello di Maoz, che ha dedicato il film a “chi è tornato dalla guerra (come lui) ma non riesce a dimenticare ciò che ha visto”, e che fa ben sperare per il futuro del cinema.

    E sono ancora le opere prime e i progetti più freschi quelli che conquistano per il nostro Paese il cuore delle giurie e alcuni premi. E’ il caso di Francesco Del Grosso e Daniele Anzellotti, registi del documentario su Vittorio Mezzogiorno Negli occhi, che ha conquistato la Menzione speciale di Controcampo italiano e il Biografilm Lancia Award. Ma anche di Susanna Nicchiarelli, che ha trionfato nella stessa sezione con Cosmonauta, un film sull’adolescenza di una ragazzina comunista ai tempi della corsa allo spazio. “E’ un film intelligente, ironico e divertente. Il premio se lo merita tutto e sono convinta che la regista farà strada”, ha commentato l’ad di Rai Cinema Caterina D’Amico. Premiata da Lizzani che istituì la sezione nel 1979, la Nicchiarelli ha ricevuto anche un premio da Kodak in pellicola del valore di 40mila euro. Cosmonauta, che è già in sala, si è aggiudicato anche il premio collaterale Lanterna magica, assegnato dai Cinecircoli giovanili socioculturali.

    Nella schiera dei cineasti ancora acerbi anche i vincitori dei premi di Orizzonti: il cinese Du Haibin che ha diretto 1428, e il filippino Pepe Diokno autore di Engkwentro che si aggiudicano rispettivamente il riconoscimento Orizzonti Doc e Orizzonti. Engkwentro, però è piaciuto molto anche ad un’altra giuria, quella del premio per l’opera prima intitolato a Luigi De Laurentiis. Quando Diokno sale sul palco per la seconda volta è felice e sorpreso e si lascia scappare “Se lo avessi saputo mi sarei messo dei pantaloni più carini!”.

    Vestita e preparata di tutto punto invece Jasmine Trinca ennesima giovane premiata durante la serata. Le voci su una sua probabile vittoria si sono rincorse per tutto il pomeriggio qui al Lido e quando sale sul palco della sala grande per ricevere il Premio Mastroianni, quello assegnato a una giovane attrice emergente, tra gli spettatori serpeggia il dubbio che lei non sia proprio un volto nuovo. Ma l’interprete, qui premiata per il ruolo di Laura ne Il grande sogno di Placido, dice di non aver imparato ancora abbastanza in 7 film. Poi ringrazia la giuria e simbolicamente divide il trofeo con i coprotagonisti Luca Argentero e Riccardo Scamarcio.

    Un’aria di freschezza arriva anche dal verdetto per il Premio della giuria che va a Soul Kitchen, divertente opera ispirata ai film heimat che alla Mostra è piaciuta a tutti. Dal palco il regista Fatih Akin, già autore de La sposa turca, ha ringraziato tutti e detto: “Sono onorato di questo risultato, la mia è solo una commedia”. Ed è un’ennesima opera prima, la sesta, un vero record per il palmares di Venezia, ad aggiudicarsi anche il Leone d’argento, quello per la migliore regia. A vincerlo la video artista Shirin Neshat, all’esordio dietro alla macchina da presa con Women Without Men. Emozionata, l’iraniana riceve il trofeo e dice: “Questo è un premio che parla al governo del mio Paese per chiedergli democrazia, diritti umani e libertà per tutti”.

    Disattese le speranze per il grande affresco di Tornatore, Baaria, e quelle per la consegna di un Leone speciale per l’insieme dell’opera a Jacques Rivette, in concorso con Questione di punti di vista, il pubblico si consola con le Coppe Volpi andate a due attori amati al Lido: Ksenija Rappoport, protagonista de La doppia ora, e Colin Firth interprete di A Single Man. Smessi i panni di madrina che aveva vestito lo scorso anno, la Rappoport arriva sul palco tremante e trafelata: “Mi sento agitata come se stessi volando su quel coso….come si chiama? Il paracanete! – poi con la coppa in mano, l’attrice un po’ si riprende e continua – dedico il premio al mio regista Giuseppe Capotondi e spero che quando vincerà il Leone, perché lo vincerà, io sarò in quel film”.

    Teso e sull’orlo della commozione anche Firth, l’attore che lo stilista Tom Ford ha voluto come protagonista del suo primo lungometraggio: “Per tutta la vita questo Paese mi ha inondato di doni – ha detto Firth – la letteratura, la cultura, il cinema, l’arte. Poi mi ha dato una moglie e due splendidi bambini e ora questa. Questa coppa è bella da vicino!. Infine le Oselle sono state assegnate a due film amati al Lido: a Life During Wartime di Todd Solondz, film dato tra i preferiti della giuria, l’Osella per la sceneggiatura, che lo sbadato Solondz fa cadere dalla scatola mentre la mostra ai fotografi, e a Mr. Nobody di Jaco Van Dormael quella per la scenografia, ritirata da Sylvie Olivé.

    Tra i premi collaterali da segnalare inoltre la vittoria di Le ombre rosse di Citto Maselli (Premio Città di Roma-Arcobaleno Latino),Lo spazio bianco di Francesca Comencini (Premio Pasinetti, Air– Forfilmfest, Premio Gianni Astrei pro life), e Margherita Buy (Premio Pasinetti e Premio Fedic).

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