• Valentina Neri by CinecittàNews

    “A 13 anni mentre guardavo La tunica, il peplum di Henry Kostner, mi spiegarono chi era lo scenografo e cosa faceva. E’ stata una folgorazione: capii immediatamente che era quello che volevo fare”. Così Dante Ferretti racconta il suo innamoramento per la settima arte alla telecamera di Gianfranco Giagni, il regista che firma il documentario Dante Ferretti: scenografo italiano, passato oggi fuori concorso alla Mostra. Lui che pure ha già vinto nastri d’Argento, 5 David di Donatello, 3 Bafta e 2 Oscar, si è emozionato moltissimo a sentire le dichiarazioni di stima di tanti personaggi dello showbusiness internazionale che hanno provato a raccontare la sua maestria e il suo genio. C’è Martin Scorsese che dice di essere claustrofobico come lui, Di Caprio che ricorda il lavoro fatto in Shutter Island per incupire le ambientazioni, Harvey Weinstein che ricorda la sorpresa quando arrivò sul set di Gangs of New York. Ma attestati di fiducia arrivano anche da Terry Gilliam, Giuseppe Tornatore, Liliana Cavani, Valentino, Jean Jacques Annaud, Gabriella Pescucci e Carla Fendi. Realizzato dallo sforzo congiunto di Fondazione Rossellini, Fondazione Carla Fendi, Marche FC, Torino Piemonte FC che l’hanno sostenuto e Rai Cinema, Cinecittà Luce e Studio Universal che hanno partecipato al progetto, il documentario è un omaggio filmato si aggiunge alla bacheca dei riconoscimenti dell’artista Ferretti che in mattinata ha anche ricevuto, in coppia con la moglie, la set decorator Francesca Lo Schiavo, il Premio Bianchi dal Sindacato dei giornalisti cinematografici italiani. I diritti televisivi di Dante Ferretti: scenografo italiano sono stati comprati dalla Rai, ma il film sarà anche distribuito in home video da CinecittàLuce. Intanto l’art director non riposa sugli allori e da Venezia ripartirà alla volta del set londinese di Hugo Cabret, il primo film in 3D di Martin Scorsese, tratto da libro di Brian Selznick. Interpretata da Ben Kingsley, Jude Law, Cristopher Lee e Sacha Baron Coen, la pellicola è a metà tra il romanzo e la graphic novel e racconta le avventure di un orfano di 12 anni che vive segretamente in una stazione ferroviaria della Parigi di inizio ‘900. Il film dovrebbe arrivare in sala a fine 2011.
    Realizzato puntando l’attenzione più sul lavoro di Ferretti che non sulla sua vita, il documentario mescola pezzi di una lunga intervista allo scenografo con le immagini dei set da lui realizzati e le dichiarazioni di chi lo conosce bene. Prima perla della serie “Maestri italiani” con ritratti di grandi artisti del nostro cinema che hanno contribuito a far conoscere la cultura italiana nel mondo (come Milena Canonero, Dante Spinotti, Ennio Morricone e Pietro Scalia) il film permette all’art director di mostrare al pubblico il suo lavoro dall’interno grazie alla macchina da presa che s’insinua nel suo ufficio in quel di Via Tuscolana dove lo scenografo conserva premi, plastici e bozzetti giganteschi di 2 metri per 1 che hanno rivoluzionato il modo di pensare alla production design perfino a Hollywood dove prima del suo arrivo lavoravano con disegni piccolissimi. Aneddoto che racconta lui stesso con un sorriso.

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