• l'arte-della-felicitàDi Andrea Guglielmino by CinecittàNews

    Da un’idea “folle” del produttore Luciano Stella – ovvero quella di realizzare, in Italia, un lungometraggio d’animazione non riservato ai bambini, arriva al Lido L’arte della felicità di Alessandro Rak: un film drammatico, che parla di dolore, di spiritualità, in una Napoli da Apocalisse dove il tassista Sergio vaga, rinchiuso nella sua macchina e sotto una pioggia incessante, tra strade divorate dal degrado, cerca la fuga da una notizia troppo brutta per essere vera, da una vita troppo vuota per essere sopportabile. Ma realizzato con la tecnica dei disegni animati, con un filo diretto che lega la cultura partenopea, le sue musiche, le sue suggestioni, al Tibet e alla ricerca di sé stessi.
    “Ho sempre avuto una spiccata passione per l’Oriente – spiega Stella – trovo che il popolo napoletano, con la sua saggezza che si esprime per proverbi, sia più pronto di altri ad affrontare le difficoltà della vita. C’è una consapevolezza maggiore nei popoli poveri, costretti a guardare in faccia l’esistenza con uno spirito più rassegnato. ‘Si chiude una porta, si apre un portone’: significa che ogni crisi è anche un’opportunità. E del resto era così anche per la filosofia greca: il termine ‘crisi’ aveva appunto questo carattere ambivalente. Oppure ‘La vita è un’affacciata di finestra’: può capitarti qualsiasi cosa in qualsiasi momento, nel bene e nel male. Puoi perdere te stesso e chi ti è vicino, ma anche trovare qualcosa di nuovo e inaspettato”.
    Il titolo pre-esiste alla nascita del film: “Così si chiamava un festival che organizzo da trent’anni a Napoli – continua Stella – basato su interventi di ospiti illustri tra filosofi, sociologi e artisti, da Galimberti a Thurman, papà della celebre Uma ed esperto di filosofie orientali, che appare anche nel film in un piccolo cameo. Inizialmente avevo progettato un documentario animato, che poi si è evoluto in una storia di finzione”.
    Molto importante la musica, che accompagna la narrazione e anche la vita del protagonista, musicista fallito e pieno di rimpianti: “Sono tutti pezzi di musicisti di livello – commenta Rak – che appartengono alla scena partenopea. Senza di loro il film non sarebbe stato ugualmente coinvolgente. Il progetto mi è stato commissionato e io lo dedico a tutti quelli che ci hanno lavorato. E’ ambientato a Napoli, ma la storia è universale. Legarlo però alla città è stato anche un modo per raccontare un mondo che conoscevamo e che ci legava tutti, che era già dentro di noi”.
    Prodotto da Big Sur in collaborazione con Rai Cinema, MAD Entertainment e Cinecittà Luce, con un budget complessivo di circa 800mila euro, il film sarà distribuito in ottobre da Istituto Luce Cinecittà, mentre a Venezia apre la 28ma Settimana Internazionale della Critica.

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