• 11 settembre
    ore 22:13

    Quei Leoni così tarantiniani. Italia senza premi

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    Stefano Stefanutto Rosa by CinecittàNews

    L’Italia rimane a bocca asciutta nella penultima edizione della Mostra di Venezia guidata da Marco Müller. Nessun premio, neppure uno minore, ai due film più ‘pesanti’ del Concorso: Noi credevamo di Mario Martone che avrebbe forse meritato un riconoscimento ad hoc e La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo magari con il premio Mastroianni ad Alba Rohrwacher.
    Il Leone d’oro va così a Sofia Coppola per il suo Somewhere e la regista ringrazia il padre Francis Ford Coppola che vinse il Leone d’oro alla carriera nel 1992. Per qualche critico il suo film è una variazione losangelina del fortunato Lost in Translation (2003) e c’è chi ricorda che la regista è stata un’ex fiamma del presidente della giuria Quentin Tarantino.

    “E’ stata una decisione unanime premiare Sofia Coppola. Questo film ci ha incantato fin dalla prima scena – precisa da subito Tarantino durante la cerimonia ufficiale – è cresciuto dentro di noi, nelle nostre analisi, menti e fantasie, è stata una passione. Stavamo magari parlando di un altro film e tornavamo a parlare di questo film”.
    E il cineasta americano non ha dimenticato nel palmarès di ringraziare con un Leone d’oro per l’insieme dell’opera quel Monte Hellman che ha scoperto il suo talento ed è stato tra i produttori de Le iene.
    E nelle corde di Tarantino è anche il grottesco, con invenzioni horror, Balada triste de trompeta dello spagnolo Alex de la Iglesia che ottiene un doppio riconoscimento (Leone d’argento e Osella per la migliore sceneggiatura).

    Con Essential Killing, che racconta la lotta per la sopravvivenza di un prigioniero talebano in fuga dal centro di reclusione europeo, il regista polacco Jerzy Skolimowski e l’attore protagonista Vincent Gallo portano a casa rispettivamente il Premio speciale della giuria e la Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile.
    La Coppa Volpi femminile va all’attrice greca Ariane Labed che in Attenberg di Athina Rachel Tsangari, è una giovane che vive un percorso di maturazione e di scoperta di sé, mentre assiste il padre morente per il cancro.

    Si deve accontentare di una Osella per la miglior fotografia Silent Souls del russo Aleksei Fedorchenko che insieme a Post mortem del cileno Pablo Larrain erano tra i papabili per i premi maggiori. Da segnalare il Premio Marcello Mastroianni dato a una giovane attrice emergente quale Mila Kunis, al fianco di Natalie Portman nel thriller psicologico Black Swan diretto da Darren Aronofsky. Il Premio Luigi De Laurentiis per un’opera prima va a Majority (Giornate degli Autori), finestra aperta su uno squarcio della società e dell’identità turca attraverso i percorsi di due giovani, per la regia di Seren Yuce, ‘allievo’ di Fatih Akin.

    Vincitore della sezione Controcampo italiano è 20 sigarette, opera prima di Aureliano Amadei sulla strage di Nassiriya, distribuita in sala da Cinecittà Luce, è prodotta da R&C Produzioni in collaborazione con Rai Cinema. “Non me l’aspettavo questo premio, si è verificato qualcosa di speciale che ha messo d’accordo tutti: critica, giuria e pubblico – dichiara soddisfatto Amadei – 20 sigarette è un film di vita, che fa piangere e ridere. A questo punto Quentin Tarantino non potrà più sottrarsi al fatto di vederlo. Girando film ho provato emozioni forti che poi ho condiviso in sala con gli spettatori”.
    Vinicio Marchioni, protagonista del film, ha ricevuto inoltre la menzione speciale della giuria di Controcampo e sottolinea come il regista “non sia scivolato nell’elogio, ma sia riuscito a firmare un film onesto”.

    L’amore buio di Antonio Capuano, presentato alle Giornate degli Autori e prodotto da L.G.M.-Ellegiemme in collaborazione con Rai Cinema, conquista tre riconoscimenti: il premio Gianni Astrei-Pro Life (promosso dal Movimento per la vita e dal Fiuggi Family Festival), il premio Aif-ForFilmFest (Associazione Italiana Formatori) e il Fedic, attribuito dalla Federazione italiana dei Cineclub.

  • 10 settembre
    ore 19:04

    L’omaggio filmato a Ferretti, l’art director che ha conquistato Hollywood

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    Valentina Neri by CinecittàNews

    “A 13 anni mentre guardavo La tunica, il peplum di Henry Kostner, mi spiegarono chi era lo scenografo e cosa faceva. E’ stata una folgorazione: capii immediatamente che era quello che volevo fare”. Così Dante Ferretti racconta il suo innamoramento per la settima arte alla telecamera di Gianfranco Giagni, il regista che firma il documentario Dante Ferretti: scenografo italiano, passato oggi fuori concorso alla Mostra. Lui che pure ha già vinto nastri d’Argento, 5 David di Donatello, 3 Bafta e 2 Oscar, si è emozionato moltissimo a sentire le dichiarazioni di stima di tanti personaggi dello showbusiness internazionale che hanno provato a raccontare la sua maestria e il suo genio. C’è Martin Scorsese che dice di essere claustrofobico come lui, Di Caprio che ricorda il lavoro fatto in Shutter Island per incupire le ambientazioni, Harvey Weinstein che ricorda la sorpresa quando arrivò sul set di Gangs of New York. Ma attestati di fiducia arrivano anche da Terry Gilliam, Giuseppe Tornatore, Liliana Cavani, Valentino, Jean Jacques Annaud, Gabriella Pescucci e Carla Fendi. Realizzato dallo sforzo congiunto di Fondazione Rossellini, Fondazione Carla Fendi, Marche FC, Torino Piemonte FC che l’hanno sostenuto e Rai Cinema, Cinecittà Luce e Studio Universal che hanno partecipato al progetto, il documentario è un omaggio filmato si aggiunge alla bacheca dei riconoscimenti dell’artista Ferretti che in mattinata ha anche ricevuto, in coppia con la moglie, la set decorator Francesca Lo Schiavo, il Premio Bianchi dal Sindacato dei giornalisti cinematografici italiani. I diritti televisivi di Dante Ferretti: scenografo italiano sono stati comprati dalla Rai, ma il film sarà anche distribuito in home video da CinecittàLuce. Intanto l’art director non riposa sugli allori e da Venezia ripartirà alla volta del set londinese di Hugo Cabret, il primo film in 3D di Martin Scorsese, tratto da libro di Brian Selznick. Interpretata da Ben Kingsley, Jude Law, Cristopher Lee e Sacha Baron Coen, la pellicola è a metà tra il romanzo e la graphic novel e racconta le avventure di un orfano di 12 anni che vive segretamente in una stazione ferroviaria della Parigi di inizio ‘900. Il film dovrebbe arrivare in sala a fine 2011.
    Realizzato puntando l’attenzione più sul lavoro di Ferretti che non sulla sua vita, il documentario mescola pezzi di una lunga intervista allo scenografo con le immagini dei set da lui realizzati e le dichiarazioni di chi lo conosce bene. Prima perla della serie “Maestri italiani” con ritratti di grandi artisti del nostro cinema che hanno contribuito a far conoscere la cultura italiana nel mondo (come Milena Canonero, Dante Spinotti, Ennio Morricone e Pietro Scalia) il film permette all’art director di mostrare al pubblico il suo lavoro dall’interno grazie alla macchina da presa che s’insinua nel suo ufficio in quel di Via Tuscolana dove lo scenografo conserva premi, plastici e bozzetti giganteschi di 2 metri per 1 che hanno rivoluzionato il modo di pensare alla production design perfino a Hollywood dove prima del suo arrivo lavoravano con disegni piccolissimi. Aneddoto che racconta lui stesso con un sorriso.

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