• 10 settembre
    ore 22:46

    ‘Terraferma’ Premio della giuria e ‘Là-bas’ Leone del futuro

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    Stefano Stefanutto Rosa by CinecittàNews

    Cinque anni fa aveva sfiorato il Leone d’oro con Nuovomondo vincendo quello d’Argento, anche allora un film con al centro il tema dei migranti, ma italiani. Quest’anno Emanuele Crialese porta a casa con Terraferma il non scontato Premio speciale della giuria in una competizione che ha visto validi e forti concorrenti. “Non avevamo abbastanza premi da dare ai tanti bei film visti” ha dichiarato il presidente della giuria il regista Darren Aronofsky parlando di verdetto unanime per il Leone d’Oro al monumentale Faust di Alexander Sokurov tratto dall’opera omonima di Wolfgang Goethe.
    Aronofsky rivela poi che Terraferma è sempre stato “al vertice della nostra lista e non ha mai rischiato di non prendere un premio. Ha saputo raccontare una storia in modo notevole e il fatto che ci sia poi una dimensione politica ha pesato sulla nostra scelta. Ha fatto insomma un ottimo lavoro e abbiamo solo stabilito quale fosse il premio più adatto”.

    Crialese durante la cerimonia della premiazione, oltre al produttore Riccardo Tozzi, gli abitanti di Linosa e Lampedusa, i pescatori e gli uomini mare, ringrazia Rai Cinema “per aver creduto in questo mio film e per aver lavorato in totale libertà. Mi sento una persona molto fortunata e privilegiata”.
    Ma Rai Cinema porta a casa un altro significativo riconoscimento: il Leone del futuro-Premio Venezia Opera Prima Luigi De Laurentiis con Là-bas di Guido Lombardi, presentato alla Settimana della critica e prossimamente distribuito da Cinecittà Luce; una storia di migranti ambientata nella più africana tra le città europee, come Roberto Saviano definisce Castel Volturno.

    Per l’AD Paolo Del Brocco i riconoscimenti che i film coprodotti da Rai Cinema si aggiudicano “confermano la qualità della nostra linea editoriale che concentra il suo impegno tanto nella produzione del cinema d’autore quanto nella scoperta di nuovi talenti. In special modo quest’anno, in cui la presenza di Rai Cinema è stata particolarmente significativa con ben 21 tra film e documentari disseminati nelle varie sezioni. Per una coincidenza non casuale – prosegue Del Brocco – molti registi hanno rivolto la loro attenzione a temi di grande attualità come l’immigrazione, l’accoglienza, la diversità. E sia Terraferma, sia Là-bas ci parlano con grande intelligenza e profondità di un Paese in continua trasformazione. Sono convinto che per Rai Cinema e per tutto il servizio pubblico sia importante avere gli occhi puntati sulla realtà e sostenere gli artisti che meglio riescono a raccontarla. Il bel premio a Emanuele Crialese che condividiamo con il produttore Cattleya dà impulso ed entusiasmo a tutto il cinema italiano”.

    Per il direttore generale della Rai Lorenza Lei il premio a Crialese “è la testimonianza che anche il film che racconta realtà difficili e drammatiche come quelle dei migranti, arriva al cuore della critica come a quello del grande pubblico. In questa edizione del Festival del Cinema di Venezia – continua il DG – la Rai ha presentato ben 21 titoli tra film e documentari, uno sforzo creativo e produttivo importante e necessario per una azienda come la nostra che non deve mai dimenticare che la cultura e la sua divulgazione sono un valore. Terraferma, con tutte le problematiche e le domande attuali e brucianti che porta con sé – ha concluso la Lei – è una delle migliori espressioni del buon cinema e, per quanto riguarda la Rai, anche del buon servizio pubblico”.

    Da ricordare poi il Premio di Controcampo italiano-lungometraggi a Scialla! , opera prima ironica e intelligente di Francesco Bruni, lo sceneggiatore di Paolo Virzì: “Ci ho messo più di venti anni per trovare l’assetto psicologico per sopportare quelle creature insopportabili che sono i registi e ora eccomi qua”, ha detto l’esordiente.

    Tornando al palmarès veneziano, resta a mani vuote il favorito Carnage di Roman Polanski che aveva messo d’accordo critica e pubblico, mentre il Leone d’argento va al film sorpresa, il cinese People Mountain People Sea di Cai Shangjun. Più che meritate le Coppe Volpi rispettivamente a Michael Fassbender, il sessodipendente di Shame firmato dal videoartista inglese Steve McQueen, e alla cinese Deanie Ip nel ruolo di una fedele donna di servizio in A Simple Life. Infine al film greco Alpis di Yorgos Lanthimos va il Premio Osella per la miglior sceneggiatura e a Shota Sometani e Fumi Nikaidou per Himizu di Sion Sono il Premio Marcello Mastroianni a una giovane attrice o attore emergente.

    Di seguito alcuni dei premi minori vinti da alcuni dei film, presenti a Venezia nelle varie sezioni, che hanno visto la presenza di Rai Cinema come produttore e/o distributore:
    Scialla! : Premio AIF-Forfilmfest e Premio Vittorio Veneto Film Festival
    Io solo Li di Andrea Segre (Giornate degli autori): Premio FEDIC, Premio Lanterna Magica (CGS) e Premio Lina Mangiacapre
    Là-bas: Premio del pubblico “Kino”-Settimana della critica
    Terraferma: Premio Pasinetti del Sngci e Segnalazione Cinema for Unicef
    Le idi di marzo di George Clooney (Concorso): Premio Brian
    L’ultimo terrestre di Gian Alfonso Pacinotti (Concorso): Premio Arca CinemaGiovani, Premio Fondazione Mimmo Rotella e Segnalazione del Sngci
    L’arrivo di Wang dei Manetti bros (Controcampo): Premio Uk-Italy Creative Industries Award-Best Innovative Budget.

  • 10 settembre
    ore 13:39

    Storie di schiavitù del terzo millennio

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    Stefano Stefanutto Rosa by CinecittàNews

    Mohammad, Dadir, Solomon, Elizabeth, Kabir sono scappati dalla povertà, dalla fame, dai conflitti del Paese d’origine, e la loro terra promessa è l’Europa. Hanno pagato caro il loro viaggio della speranza, cifre che vanno dai 5mila agli oltre 11mila euro: un prestito preso dalla famiglia, i risparmi messi con fatica da parte, la vendita della loro terra in campagna, lo sfruttamento del loro corpo. Sono i migranti protagonisti del documentario Io sono. Storie di schiavitù, evento di Controcampo, prodotto da Rai Cinema e Faro Film con il patrocinio di Amnesty International sezione italiana. A firmarlo è Barbara Cupisti, già autrice di Madri un intenso e commovente ritratto di donne israeliane e palestinesi che condividevano, grazie a un’associazione, il dolore per la perdita dei figli a causa del conflitto, un documentario presentato alla Mostra di Venezia e David di Donatello 2008.

    Il traffico di esseri umani è in Italia, come si legge nella relazione 2009 del Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica), la terza fonte di reddito per le organizzazioni criminali seconda solo ad armi e droga.
    “Con questo mio nuovo lavoro ho cercato di ridare un sé a coloro che ho incontrato. Guardare i loro volti, ascoltare i loro racconti mi è sembrato – spiega l’autrice – l’unico modo per farli uscire dall’invisibilità che rende impossibile la rivendicazione dei diritti”. E allora i primi piani, gli sguardi, il racconto spesso in un italiano elementare, appreso in modo autodidatta, i silenzi, le lacrime. Ma anche il riscatto di chi come la nigeriana Elizabeth, ex prostituta, è riuscita a denunciare i suoi sfruttatori e ora svolge la sua attività di mediatrice culturale e di sostegno ad altre donne africane.

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