• 7 settembre
    ore 12:02

    Scola: il mio omaggio a Fellini non vuole commuovere

    News, Venezia 70ª Commenti disabilitati su Scola: il mio omaggio a Fellini non vuole commuovere

    chestranochiamarsifedericoDi Stefano Stefanutto Rosa by CinecittàNews

    “Mi ha emozionato vedere questo film. Un bellissimo film, molto difficile che solo Ettore Scola poteva realizzare, facendo rivivere la sua avventura insieme a quella di Federico Fellini”. Così il Presidente della Repubblica ha commentato Che strano chiamarsi Federico, omaggio di Scola all’amico Fellini, a vent’anni dalla scomparsa, che Giorgio Napolitano ha visto in Sala Grande e che ha avuto un applauso lungo dieci minuti.
    “Scola e Fellini sono molto diversi tra loro come registi, come temperamenti e così straordinariamente vicini – ha proseguito Napolitano – Certo Fellini come nessun altro ha saputo congiungere realtà e immaginario, la rappresentazione dell’umanità italiana e questo alone di fantasia, di immaginazione. Comunque sono grandi del cinema italiano”.
    Che strano chiamarsi Federico, presentato Fuori Concorso e nato da un’idea produttiva di Roberto Cicutto, esce nelle sale il 12 settembre con Bim e Luce Cinecittà. Scritto da Ettore, Paola e Silvia Scola, è stato prodotto da Payper Moon, Palomar, Luce Cinecittà, con Rai Cinema e Cinecittà Studios in collaborazione con Cubovision e con il contributo MiBAC-DG Cinema.
    “E’ un album pieno di fotografie, scritti, ritagli e di ricordi, qualcuno offuscato che andava ricostruito. Ma non è un film che vuole commuovere, perché Federico si sarebbe incazzato, lui che era così allegro e autoironico. E poi la nostalgia e i rimpianti non sono il mio forte”, avverte Scola.
    Quale set più felliniano del mitico Teatro 5 di Cinecittà il regista poteva scegliere per il suo film che arriva a dieci anni da Gente di Roma: un luogo simbolo di affinità e di unione per i due artisti. Se Fellini era di casa, nel vero senso della parola, in questo storico teatro di posa, Scola vi ha girato La famiglia e Il viaggio di capitan Fracassa. E sempre qui, grazie allo scenografo Luciano Ricceri, Scola ha ricostruito alcuni luoghi simbolo del rapporto tra i due registi.
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  • 6 settembre
    ore 15:26

    Padri e figli, dispersi nella neve

    News, Venezia 70ª Commenti disabilitati su Padri e figli, dispersi nella neve

    LA-PRIMA-NEVEDi Andrea Guglielmino by CinecittàNews
    Dopo Io sono Li, Andrea Segre racconta un’altra storia di amicizia e integrazione in La prima neve, in concorso a Venezia nella sezione Orizzonti. Nel cast Jean-Christophe Folly, Anita Caprioli, Giuseppe Battiston e il piccolo Matteo Marchel.

    Guarda l’intervista agli interpreti su Rai Cinema Channel>>

     Dani viene dal Togo, è vedovo, ha una figlia e ha bisogno di lavorare: lo accoglie una famiglia di taglialegna del Trentino, composta dall’asse nonno – mamma – figlio. Il papà è morto in un incidente in montagna e Michele è ancora troppo piccolo per accettare questa grave perdita. L’incontro dei loro dolori avvierà un rapporto speciale:
    “Racconto l’incontro tra un padre che non capisce come affrontare il suo ruolo e un figlio che non può più essere figlio – dice il regista – vengono da mondi diversi ma complementari. Il mondo di Michele, poi, è lo stesso dove vive il suo interprete Matteo, che è cresciuto in quei luoghi. Mi piace che i miei attori portino in scena qualcosa di sé stessi e delle loro vite. Trovo che il lavoro dell’attore acquisti di senso al confine tra quel che si è e quel che si deve rappresentare. E’ un gioco che vale la pena di essere vissuto”.

    Guarda l’intervista al regista Andrea Segre su Rai Cinema Channel>>

    “Lavorare con non professionisti – dice Battiston – ti stimola e ti costringe a un lavoro di sottrazione. Detto questo, il piccolo Matteo è un professionista a 360 gradi”. E in effetti, la prova intensa del bambino colpisce molto.
    “Volutamente non ho inserito elementi di contrasto sociale nel film – continua Segre – conosco bene per via delle mie precedenti esperienze i centri di accoglienza, per lo più disastrosi, o quelli di espulsione, ma il film non parla di questo. Non c’è la tensione sull’accettazione dello straniero. Dani è lì perché ha una cosa da fare, da questo presupposto partono le relazioni tra i personaggi. D’altro canto, è una cosa che succede: in molti casi lo straniero entra pacificamente a far parte delle nostre famiglie. Quante volte si sente dire: ‘l’immigrazione è un problema ma quello che lavora da me è un bravo ragazzo’. Esistono delle isole felici, il problema è che non si riesce a metterle insieme e a raccontarle”. Leggi tutto…

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