• Regia: Monica Maggioni
    Scritto:
    Monica Maggioni, Gian Micalessin, Dario Curatolo
    Fotografia:
    Dario Curatolo
    Montaggio: Roberto Di Tanna (A.M.C.)
    Musiche originali: Grégoire Hetzel
    Produzione:
    Mediakite In collaborazione con Rai Cinema
    Genere:
    Documentario
    Anno: 2011
    Distribuzione: Rai Cinema/01 Distribution
    Data di proiezione:
    2 settembre 2011 (Controcampo Concorso)
    Durata
    : 61’
    Ringraziamenti speciali a Mauro Gioia.

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    Sinossi
    È la storia di chi fugge dall’Iran perché lì, per loro, è ormai impossibile vivere una vita normale. Sono tre ragazzi e un professore i cui percorsi si incrociano: sono finiti senza colpa nelle maglie del regime, alcuni sono stati imprigionati, torturati. Hanno negli occhi la violenza dei giorni delle manifestazioni contro il regime e raccontano l’orrore della repressione vissuta sulla propria pelle. Abbas Khorsandi, Ebrahim Mehtari, Hossein Tabatabaei e Narges Kalhor hanno lasciato l’Iran viaggiando attraverso le montagne del Kurdistan, con l’aiuto dei contrabbandieri, o verso la Turchia; qualcuno più semplicemente è salito in aereo e non è più tornato. Nella loro mente il viaggio è sempre lo stesso, uguale il senso di impotenza nei confronti di un regime che ha spezzato le loro esistenze, che li ha privati degli affetti più profondi. Abbas era professore di economia all’università, Ebrahim faceva il blogger, Hossein lavorava in Tv, Narges la documentarista. Lei, figlia di uno degli ex potenti del regime di Ahmadinejad un giorno in Germania ha parlato di diritti umani e non è più potuta tornare a casa. Le loro storie, i loro diari minimi, sono una denuncia violenta contro un regime che ha assunto i tratti dell’aguzzino, sono il ricordo di chi ancora è in carcere o non può parlare; ma alla fine tutte le loro voci si stemperano nel sussurro malinconico degli esuli
    che sognano solo il ritorno.

    Note di Regia
    C’è un modo tutto iraniano di gridare sottovoce. Un modo tutto iraniano di cercare le parole poetiche per descrivere anche la più orribile delle violenze, la più ignobile delle torture. Abbas, Ebrahim, Hussein e Narges sono i protagonisti di un racconto in cui questo “specifico iraniano” assume la forza dell’atto d’accusa nei confronti del regime. Sono quattro persone che pagano con l’esilio l’avere delle idee, la volontà di dire delle cose normali in un paese dove il regime sembra aver persino smesso di fingere la normalità. Il loro percorso, duro e dignitoso, ci ha portato sulle montagne innevate del Kurdistan, infestate da spie iraniane e agenti doppiogiochisti e poi fin nel cuore dell’Europa dove tanti iraniani tentano di ricomporre una qualche esistenza, con un unico pensiero. Tornare a casa.
    Monica Maggioni


    ENGLISH VERSION

    Directed by: Monica Maggioni
    Written by:
    Monica Maggioni, Gian Micalessin, Dario Curatolo
    Dop:
    Dario Curatolo
    Editor: Roberto Di Tanna (A.M.C.)
    Original Score: Grégoire Hetzel
    Produced by:
    Mediakite in collaboration with Rai Cinema
    Genre:
    Documentario
    Production Year: 2011
    Distribution: Rai Cinema/01 Distribution
    Screening Date:
    2 settembre 2011 (Controcampo Concorso)
    Timing
    : 61’

    Special thanks to Mauro Gioia.

    Synopsis
    This is the story of those who escape from Iran because for them, leading a normal life had become an impossibility there. It is the story of three young men and a professor whose paths cross: they all find themselves caught in the chains of the regime, with some of them imprisoned and tortured. Their eyes still reflect the violence of the days of protest and the horror of repression experienced at close quarters. Abbas khorsandi, Ebrahim Mehtari, Hossein Tabatabaei and Narges Kalhor left Iran on different routes. Some on a journey through the mountains of Kurdistan, towards Turkey, with the help of smugglers, others simply took a plane and decided not to go back. In their mind, it is the very same journey, with an identical sense of impotence in facing a regime that destroyed their lives and deprived them of their most profound emotional ties.
    Abbas was a professor of economics at the university. Ebrahim was a blogger. Hossein worked in television. Narges, a documentary filmmaker, daughter of an official in the Ahmadinejad government, talked about human rights one day while in Germany and has not been able to go home since then.
    Their stories, their minimalist diaries are a forceful denunciation of a regime that has come to resemble a gang of thugs. They are a reminder of all those who are still imprisoned or who cannot speak in their own voice. But in the final analysis, their voices are diluted in the melancholy murmur of exiles who dream of returning.

    Director’s Statement
    There’s a specifically Iranian way of shouting under your breath. A specifically Iranian way of searching for a poetic description even of the most horrible violence, the most demeaning torture. Abbas, Ebrahim, Hussein and Narges are the protagonists in a story in which this specifically Iranian way assumes the strength of an accusation in the face of the regime. They are four individuals who pay with exile for the audacity of having ideals, for the will to give expression to normal thoughts in a country where the regime seems to have given up on even faking any semblance of normalcy. Their path, arduous and dignified, brought us to the snowy mountains of Kurdistan, infested by spies and Iranian double agents, and on from there into the heart of Europe where many Iranians are trying to hang on to any kind of existence, with only one though: To return home.
    Monica Maggioni

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